Descrizione

Nei diversi momenti della vita di Franz Liszt, l’organo ha ricoperto un ruolo assai significativo. Sebbene le opere organistiche occupino uno spazio numericamente marginale nel corpus compositivo dell’autore, esse contengono invece elementi distintivi, soprattutto per un modo “nuovo” di trattare lo strumento, introducendo novità tecniche e spingendosi verso una ricerca del colore ed una idea di suono sostanzialmente diversa da quanto concepito sino alla sua epoca, mostrando un notevole interesse verso le sue possibilità timbriche coniugate con una visione sinfonica dello strumento.
Fu soprattutto durante il periodo di Weimar (1848-1861) che Liszt dedicò ampio spazio all’interesse organistico, influenzato dalle amicizie con gli organisti Johann Gottlob Toepfer e Alexander Wilhelm Gottschalg, oltre che dagli allievi Julius Reubke e Alexander Winterberger. Negli anni successivi, Liszt ebbe contatti anche con l’ambiente parigino, in particolare con Cèsar Franck, Charles-Marie Widor e Camille Saint-Saëns. Quest’ultimo, nel 1886, gli dedicò la Terza Sinfonia in do minore op. 78, conosciuta come “Symphonie avec Orgue”.
Fondamentale nello sviluppo estetico della musica organistica di Liszt fu la figura dell’organaro tedesco Friedrich Ladegast (1818-1905), costruttore del grande organo della cattedrale di Merseburg (1855) sul quale venne eseguito per la prima volta nel 1856 il Praeludium und Fuge über B-A-C-H da Alexander Winterberger, al quale fu dedicato il brano. La versione qui presentata
risale al 1870, anno di una sua revisione da parte dell’autore. Trattasi di una grandiosa composizione basata su una piccola cellula tematica (SI B – LA – DO – SI) corrispondente all’acronimo del cognome Bach e capace di esplorare le risorse tecniche e timbriche dello strumento, ma nella quale il binomio classicamente consolidato di preludio-fuga non va inteso nel senso più stretto del termine. Esso viene trattato in maniera assai più libera e fantasiosa, nella cui estensione e dilatazione Liszt crea numerose occasioni di multitonalità.
Weinen, Klagen, Sorgen, Zagen (Lacrime, lamenti, angosce, tormenti) è il titolo di una grande composizione, strutturata nella forma di Tema e Variazioni, basata su un basso ostinato dal Crucifixus dalla Messa in Si minore (BWV 232) di J. S. Bach. La versione organistica datata 1863 e dedicata ad Alexander Wilhelm Gottschalg – ne fu realizzata una per pianoforte l’anno precedente – sfrutta appieno le possibilità timbriche dello strumento, presentando una lunga serie di variazioni di carattere contrastante e sempre dense di tensione emotiva, tra cantabili, recitativi, passaggi virtuosistici, fino a giungere al grande corale finale che scioglie la tensione e dona speranza. Un brano ispirato da un profondo intimismo religioso, componente sempre presente nella vita di Liszt, influenzato anche dall’amicizia con l’abate e filosofo Fèlicitè de Lemennais.

Trauerode, la prima delle tre Odi Funebri, scritta nel 1860 e dedicata in memoria del figlio Daniel scomparso nel 1859, trae appunto ispirazione dalle parole del poema Les Morts di Lemennais; di questo brano esistono più versioni, per organo, pianoforte a 2 e 4 mani e per orchestra, a testimonianza di come Liszt fu interessato all’arte della trascrizione e alla continua ricerca di un’idea
di suono. In questa dimensione dobbiamo considerare gli altri tre brani presenti nell’incisione.
Der Papst Hymnus, dedicato a Pio IX, fu composto nel 1863 inizialmente per organo,
successivamente trascritto per pianoforte a 2 e 4 mani, per orchestra, e in versione corale. Infine, nel 1866, Liszt incorporò tale inno all’interno del suo grande Oratorio Christus, con le parole “Tu es Petrus”.
Del Kirchen Hymne Ave Maris Stella, brano di carattere dolcissimo e meditativo, oltre che per organo, esistono altre due versioni, per coro SATB e per coro a 4 voci maschili, quest’ultima presentata in una tonalità differente per meglio adattarla alle estensioni vocali.

Angélus! Prière aux anges gardiens (1877), brano dedicato alla nipote Daniela von Bulow, appartiene alla importantissima raccolta di brani pianistici Années de Pèlerinage, precisamente alla terza Suite, ci viene offerto dall’autore in una interessante versione per organo, nella quale le sperimentazioni armoniche del suo stile compositivo più maturo si esprimono efficacemente attraverso l’uso dei timbri organistici ed una spazialità architettonica dell’aula sacra che ne restituisce il carattere mistico.

Andrea Galbusera

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